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Procida
ottobre 2022

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Procida<br><cr>ottobre 2022
Marina di Corricella da Terra Murata

Quando si sente nominare Procida immediatamente la si associa all’immagine scenografica delle case variopinte affacciate sulla baia oggetto degli spot promozionali in occasione della sua elezione a Capitale Italiana della Cultura per il 2022. E se indubbiamente Marina di Corricella è di una bellezza struggente, l’intera isola con i suoi quattro chilometri quadrati offre numerosi scorci panoramici e attrattive. La raggiungiamo con l’aliscafo della compagnia Snav in partenza dal Molo Beverello di Napoli alle 08.25. All’arrivo, Marina Grande ci accoglie con le sue case colorate affacciate sul porto, i suoi numerosi locali con tavolini all’aperto e la chiesa gialla di Maria Santissima della Pietà con la cupola e l’originale campanile. L’allegra nota cromatica è solo un’anticipazione dell’esplosione visiva che ci attende. Dopo una passeggiata sulla darsena ci addentriamo nel centro storico. Lo sguardo cade su una targa marmorea accanto al Circolo dei Capitani.

Ci ricorda la lunga tradizione marinara dei suoi abitanti. Ad esempio, risale al 1788 la costituzione della prima scuola nautica locale, che successivamente si trasformò nel Regio Istituto Nautico. Le stradine salgono convergendo verso il promontorio di Terra Murata. Fu qui che si insediò il primo nucleo abitativo stabile. Per sfuggire alle incursioni dei saraceni e dei pirati, gli isolani, prima distribuiti a piccoli gruppi sul territorio, decisero di concentrarsi sul punto più alto, una rupe alta 91 metri con pareti scoscese sul mare. Nei secoli, adottarono tecniche costruttive tese a rendere la cittadella inespugnabile. In pratica, gli accessi agli edifici erano ridotti al minimo indispensabile, a strette feritoie o minuscoli passaggi (porta di Mezz’Omo) che potevano essere ben presidiati mentre scale, finestre e porte si aprivano su un cortile interno. L’insieme costituiva un nucleo alto e compatto, un blocco uniforme aggrappato ad un basamento di tufo. Era la Terra Casata (il nome Terra ad indicare una località o una zona). Tracce di queste caratteristiche sono ancora evidenti nel Casale Vascello, che si incontra lungo la salita. Nel corso del XVI secolo la famiglia D’Avalos di origine spagnola che governò l’isola per quasi due secoli a titolo di feudo costruì il palazzo e le mura di cinta, che fecero assumere al borgo il nuovo nome di Terra Murata. La fisionomia urbanistica e quella architettonica degli edifici preesistenti mutarono. Si aprirono nuovi varchi e portoni, si edificarono scale e sui prospetti esterni comparvero finestre e balconcini. Al culmine della salita, il palazzo con le sue possenti mura incastonate nel costone roccioso a strapiombo sul mare, è ancora lì, con la sua aura austera e decadente accentuata dall’iscrizione “Istituto di Pena” che campeggia sul portone di ingresso e che rimanda ad atmosfere lugubri e tetre. Il carcere venne chiuso nel 1988. L’edificio è aperto al pubblico per le visite. Sulla sommità si trova anche l’Abbazia di San Michele, patrono dell’isola in quanto le sue apparizioni facevano fuggire i pirati. Ha un bel soffitto a cassettoni decorati in oro zecchino e in origine era un monastero benedettino.

È proprio lungo Via Salita Castello che si apre il panorama spettacolare sulla Marina di Corricella. È come se all’improvviso qualcuno avesse disvelato un quadro, dipinto con mano sapiente attingendo all’intera tavolozza di colori, in un perfetto equilibrio tra sfumature di verde e azzurro e decise pennellate nelle tonalità pastello. A quanto pare l’origine di questa tradizione è controversa, ma è certo che in tempi recenti il Comune di Procida ha attivato un “Piano Colore” per la tutela del paesaggio e dell’identità storica locale. Dalla panoramica lungo la Salita, dal belvedere di Piazza dei Martiri accanto alla chiesa di Santa Maria delle Grazie la cui cupola domina l’abitato, lungo Via San Rocco o la scalinata di Via San Domenico, lo sguardo viene catturato, quasi ipnotizzato da tanta meraviglia. Il borgo è anche considerato un esempio di architettura spontanea in contrapposizione a quella colta, un luogo nel quale in passato l’attività costruttiva esulava da pretese estetiche e rispondeva ad esigenze concrete di funzionalità con linee essenziali e lineari consone alle competenze comuni. Le stratificazioni storiche hanno poi prodotto un insieme variegato e composito con archi, scale esterne, terrazzini che si intrecciano. Lungo il porticciolo si affacciano numerosi locali e pittoreschi ristoranti. Partiamo da lì per intraprendere una passeggiata lungo il periplo a piedi dell’isola. Saliamo fino al belvedere Elsa Morante di Punta Pizzaco, dal quale si gode ancora di una bellissima vista sulla Marina di Corricella, ma da una diversa prospettiva, con Terra Murata e Punta dei Monaci sullo sfondo e sotto di noi le bellissime spiagge ai piedi delle falesie nell’ampia insenatura che forma un anfiteatro naturale. Ci colpisce la presenza consistente di biciclette elettriche a pedalata assistita, che sono uno strumento di mobilità molto diffuso tra i residenti.

Marina di Corricella da Punta Pizzaco

Percorrendo la strada asfalta panoramica con ampi scorci su Punta Solchiaro arriviamo alla Marina di Chiaiolella, un borgo a carattere spiccatamente turistico con bei lidi attrezzati di sabbia scura, un porticciolo e molte strutture ricettive. All’estremità della punta un ponte collega la terraferma all’Isola di Vivara, che appartiene all’area naturalistica protetta Regno di Nettuno. Procida e Vivara sono entrambe di origine vulcanica e annoverate tra le isole flegree del Golfo di Napoli. Ci fermiamo per il pranzo e assaggiamo una specialità del posto: spaghetti al limone. Quindi risaliamo verso nord lungo la spiaggia di Ciraccio fino ai caratteristici Faraglioni di Procida. In prossimità della spiaggia libera una scalinata ci porta sulla strada carrozzabile. Le strade strette, l’assenza di marciapiedi e l’andirivieni incessante di macchine e motorini ci costringono a essere molto prudenti.

Scattiamo qualche foto al Belvedere su Ciraccio e raggiungiamo la Cala del Pozzo Vecchio. Il tratto di arenile verso Punta Serra è noto come Spiaggia Del Postino. Qui infatti furono girate alcune scene dell’omonimo film interpretato da Massimo Troisi. Riprendendo il cammino verso l’interno ci imbattiamo in un’indicazione che recita “Belvedere del Faro”. I resti del faro sono sulla panoramica e selvaggia scogliera di Punta Pioppeto raggiungibile con una scalinata ma noi proseguiamo lungo il sentiero che termina ad una panchina affacciata sul mare che guarda verso Monte di Procida. Percorriamo a ritroso Via del Faro per ritrovarci in prossimità di Marina Grande e chiudere così l’itinerario circolare. Incuriositi dalla menzione frequente delle “lingue” sui menu esposti andiamo alla ricerca di questo dolce tipico. Che però sembra ovunque esaurito a causa dell’enorme flusso di turisti e dell’ora tarda. Alla fine ne troviamo un “esemplare” in versione gluten free in una panetteria, non ritirato da una cliente. Non sappiamo che gusto abbia l’originale ma almeno ne abbiamo un’idea… Salutiamo Procida con l’immancabile granita al limone. Una curiosità. Estrema propaggine della penisola flegrea, in epoca romana l’attuale Monte di Procida era noto come Monte Miseno. In seguito alla decadenza e all’abbandono di Miseno, nel Medioevo il territorio intorno a Monte fu inglobato amministrativamente alla vicina Procida separata da un breve stretto di mare. Dopo il referendum del 1907 che ne sancì l’autonomia acquisì il nome ufficiale di Monte di Procida.

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